Il 'Verse è enorme. Quello vero, tutto quello vero, l'Universo vero e proprio, ancora di più. Io capisco la fisica che fa muovere i motori della nostra nave e capisco come la velocità accorci i tempi di percorrenza per grandi spazi. Lo scorrere del tempo trascina lo spazio in una dimensione diversa. Il tempo inciampa nello spazio e ci mette un po’ a rialzarsi.
La mia carriera mi porta a sfruttare poco queste conoscenze. Sono più un macchinista che un ingegnere, ma…queste cose tornano a tormentarmi, a togliermi anche il gusto di pensare in modo stupido: pur avendo le informazioni di un unico sistema impiegherei alcuni mesi battendolo palmo a palmo per trovare una singola stazione spaziale. Non li puoi ignorare, sono numeri. I numeri ti fregano sempre, la derivata dello spazio rispetto al tempo ti obbliga a guardare il ‘Verse come un gigantesco e gelido buco in mezzo al petto.
Ma non sono i fogli pieni di questi calcoli che mi tormentano. Non è il fatto che ho cominciato a bere più del solito. Quello che veramente mi da fastidio…è di non poter usare un fottuto specchio. Quell’espressione è sempre lì. Pensavo di non rivederla più e invece è tornata. Non posso pensare a questo: resta logico, resta arrabbiato. La rabbia funziona bene come motore, genera una forza propulsiva in grado di farmi andare avanti.
James non mi sopporta, a breve probabilmente troverà in Buck una guida migliore. Come tutti, alla fine. Non mi importa, la vedano come vogliono, io non cambierò idea. So quello che sto facendo. La Winter mi dice che dovrei dormire di più, io mi sforzo di essere spiritoso, ma non mi ricordo neanche che cosa dico.
Andrà bene, andrà…bene, me lo ripeto tanto per non scordarmi che cosa devo rispondere. Sto bene anche se non posso guardarmi nello specchio, andrà bene. Vorrei solo riuscire a mandare via quell’espressione. Non se ne va mai. Sempre quella, sempre la stessa faccia, mi tormenta. Sempre la stessa…la stessa che avevo dopo la Guerra, dopo la prima notte in cui dormii nella baraccata.
giovedì 19 gennaio 2012
sabato 7 gennaio 2012
Advertising
Quando Ryan Gibbs decide di andare in onda, sono sulla Almost Home, con un canale cortex aperto a tutto schermo. Lo vedo teso, o quanto meno fa di tutto per sembrarlo. Questa sua abitudine a rilasciare conferenze stampa su tutto ciò che l’Alleanza subisce o fa rende la sua faccia molto famosa. Sono convinto che se gli trovassimo un posto come showgirl risolveremmo parte del nostro problema. E molti dei suoi.
Considerando quanto faceva avanti e indietro da Greenfield, è probabile che conoscesse qualcuno in quella trentina di uomini coinvolti nell’attacco, ma allo stesso tempo penso che non gliene importi molto o avrebbe fatto leva su questo. Quello che sta facendo è cercare di volgere questo evento a vantaggio della Flotta Alleata. Lui lo chiama “sensibilizzare l’opinione pubblica”, penso, cercando di ignorare che molti su Greenfield vedevano l’Alleanza come fumo negli occhi.
Jack ha pensato a me come secondo in comando perché so gestire uomini come Gibbs senza dovergli sparare, anche se la mia scarsa propensione alla disciplina militare e l'ostinazione a non porvi rimedio non mi rendono certo il candidato migliore. Sono sicuro che Renshaw la pensa così. Il fatto è che ho conosciuto uomini come Gibbs ben prima che lui diventasse comandante.
Mia madre aveva una relazione extraconiugale con uno di questi uomini. Lo scoprii molto giovane. Lui non lavorava per l’Alleanza, ma aveva una propria impresa di import-export interplanetario. È così che ho imparato che ho scoperto che non mi piace mentire. Ho imparato ad omettere, per non far soffrire mia madre…e anche mio padre. Omettere è facile, basta dire la verità ed essere…intelligenti.
Gibbs continua sputando veleno sulla fazione indipendentista a cui promette di dare la caccia. Io sono appoggiato alla poltroncina del capitano, per due secondi mi chiedo che cosa abbia in mente l’uomo responsabile della morte e dell’intossicazione di centinaia di campesinos di Deadwood, quando cerca di insegnare a me la morale. Sono due secondi divertenti.
La verità è che il suo studio è stato invaso di fumo di un colore inequivocabile, come i campi di Deadwood sono stati invasi dal suo diserbante e che ora, dopo l’attacco al piccolo avamposto di Greenfield, anche loro cominciano ad aver paura, guardando in alto.
Considerando quanto faceva avanti e indietro da Greenfield, è probabile che conoscesse qualcuno in quella trentina di uomini coinvolti nell’attacco, ma allo stesso tempo penso che non gliene importi molto o avrebbe fatto leva su questo. Quello che sta facendo è cercare di volgere questo evento a vantaggio della Flotta Alleata. Lui lo chiama “sensibilizzare l’opinione pubblica”, penso, cercando di ignorare che molti su Greenfield vedevano l’Alleanza come fumo negli occhi.
Jack ha pensato a me come secondo in comando perché so gestire uomini come Gibbs senza dovergli sparare, anche se la mia scarsa propensione alla disciplina militare e l'ostinazione a non porvi rimedio non mi rendono certo il candidato migliore. Sono sicuro che Renshaw la pensa così. Il fatto è che ho conosciuto uomini come Gibbs ben prima che lui diventasse comandante.
Mia madre aveva una relazione extraconiugale con uno di questi uomini. Lo scoprii molto giovane. Lui non lavorava per l’Alleanza, ma aveva una propria impresa di import-export interplanetario. È così che ho imparato che ho scoperto che non mi piace mentire. Ho imparato ad omettere, per non far soffrire mia madre…e anche mio padre. Omettere è facile, basta dire la verità ed essere…intelligenti.
Gibbs continua sputando veleno sulla fazione indipendentista a cui promette di dare la caccia. Io sono appoggiato alla poltroncina del capitano, per due secondi mi chiedo che cosa abbia in mente l’uomo responsabile della morte e dell’intossicazione di centinaia di campesinos di Deadwood, quando cerca di insegnare a me la morale. Sono due secondi divertenti.
La verità è che il suo studio è stato invaso di fumo di un colore inequivocabile, come i campi di Deadwood sono stati invasi dal suo diserbante e che ora, dopo l’attacco al piccolo avamposto di Greenfield, anche loro cominciano ad aver paura, guardando in alto.
domenica 18 dicembre 2011
Waste Paper
Caro Cole,
ne è passato di tempo dalla mia ultima lettera, credo di cominciare a sentirmi scoraggiato dal fatto che non mi rispondi. Non ho tue notizie da quasi un anno, ma non voglio arrendermi. Tua madre non avrebbe voluto che lo facessi.
Sai che sei il benvenuto da me, un ingegnere con le tue capacità ci farebbe veramente comodo e…accidenti, Cole, sei l’ultimo degli Scott! Ho amato tua madre sinceramente, anche quando ha sposato tuo padre…io non posso permettere che tu viva allo sbando! Non ho idea di che cosa stai facendo, ma ho rintracciato questa tua casella postale e continuerò a scriverti finché potrò.
Dovresti davvero mettere da parte questo rancore nei miei confronti. Mi dispiace molto di come sono andate le cose fra di noi. So che non hai mai approvato la mia decisione di non partire per la Guerra né quello…quello che c’è stato fra me e tua madre. Mi dispiace che tu lo sia venuto a sapere in quel modo. Ti assicuro che indipendentemente da tutto, ha amato te e i tuoi fratelli sopra ogni cosa, me lo diceva sempre.
Ricordo il giorno che entrasti in cucina con le mani sporche di grasso e ci trovasti lì. Pensai di morire, temetti che stessi per chiamare tuo padre. Lei invece fu molto più calma, riuscì anche ad essere dolce con te. Non credo che tu ce l’abbia mai avuta con lei e per questo…hai sempre dovuto incolpare me di tutto. Ora lo so che è difficile, ma potresti aver bisogno di qualcuno con cui parlare. O di un lavoro, o magari di entrambe le cose. In quel caso, cercami, hai tutti i miei contatti.
Un giorno mi risponderai, spero.
Victor McGallagan
mercoledì 16 novembre 2011
The Womb - Part 1
Sono abbastanza sicuro che sia un respiro. Lo so che sembra un motore che perde colpi, ma deve essere un respiro. Fa più paura se è un respiro.
Pensavo che la nausea sarebbe sparita presto, ma mi sbagliavo. L'alito di questa cosa odora di metallo e di ruggine e mi rivolta le budella ogni volta che cerco di prendere una boccata d'aria. Non so quanti respiri mi rimangono, non riesco a vedere se c'è una presa d'aria. Non riesco a muovermi.
Sento che il viso è bagnato, ma non di acqua, è qualcosa di caldo. Come quando si perde il sangue dal naso e...oh. Sangue, certo. Ma non dal naso, la mia faccia perde sangue. Non solo l'odore, ma anche il sapore del ferro adesso, la nausea riesce quasi a farmi dimenticare la fame. Voglio uscire di qui. Ti prego...voglio uscire di qui.
Non c'è pace neanche sotto terra, in questa guerra. Anche qui, la battaglia stride alle porte come un grido disperato. Oh, no...oh, no...
No, non loro. Loro erano...la contraerea...erano sopra di me e ora...oh, no, no, no...
Pensavo che la nausea sarebbe sparita presto, ma mi sbagliavo. L'alito di questa cosa odora di metallo e di ruggine e mi rivolta le budella ogni volta che cerco di prendere una boccata d'aria. Non so quanti respiri mi rimangono, non riesco a vedere se c'è una presa d'aria. Non riesco a muovermi.
Sento che il viso è bagnato, ma non di acqua, è qualcosa di caldo. Come quando si perde il sangue dal naso e...oh. Sangue, certo. Ma non dal naso, la mia faccia perde sangue. Non solo l'odore, ma anche il sapore del ferro adesso, la nausea riesce quasi a farmi dimenticare la fame. Voglio uscire di qui. Ti prego...voglio uscire di qui.
Non c'è pace neanche sotto terra, in questa guerra. Anche qui, la battaglia stride alle porte come un grido disperato. Oh, no...oh, no...
No, non loro. Loro erano...la contraerea...erano sopra di me e ora...oh, no, no, no...
martedì 8 novembre 2011
Dark Green
Ho detto che avrei dormito.
Dormire per volontà e non per necessità, non mi ricordavo bene come fosse. La barba raspa leggermente la superficie del cuscino, ma non me ne accorgo.
Tutto il mondo è chiuso fuori da questa stanza, le cose da fare, i problemi, i pensieri. Le cose che dovrei dire, quelle che ho paura di fare. Ora voglio solo dormire in pace, come non dormivo da anni.
Socchiudo gli occhi e resto immerso in quello che fino a ieri era solo buio e adesso è una piacevole tonalità di verde scuro che mi strappa un sorriso, subito prima di addormentarmi.
Dormire per volontà e non per necessità, non mi ricordavo bene come fosse. La barba raspa leggermente la superficie del cuscino, ma non me ne accorgo.
Tutto il mondo è chiuso fuori da questa stanza, le cose da fare, i problemi, i pensieri. Le cose che dovrei dire, quelle che ho paura di fare. Ora voglio solo dormire in pace, come non dormivo da anni.
Socchiudo gli occhi e resto immerso in quello che fino a ieri era solo buio e adesso è una piacevole tonalità di verde scuro che mi strappa un sorriso, subito prima di addormentarmi.
lunedì 31 ottobre 2011
Dust in my Gears
Dovrei proprio pensare a qualcosa per quello che riguarda il calore. Insomma, potrei inserire delle termocoppie in tutto il sistema, così da recuperare energia, no? Il calore è importante.
Calore. Lenzuola. Stanza.
Concentrati. Hai pensato ad un bioreattore che chiuda il ciclo biologico, un ecosistema in barattolo, molto scaltro, resta scaltro, resta furbo.
Non riesco a trovarli.
Non ora, non...adesso. Devo calcolare l'estensione ipotetica e determinare la quantità di energia necessaria a generare una pressione che si stabilizzi internamente sui 760 torr.
Se vuoi evitare la scorta...
Focalizza. Le entrate, le uscite, la struttura deve essere pressurizzata e molto resistente. Schermata, devo pensare agli schemi di un pozzo di Sanderson e ampliarla. La nave è l'asteroide, il pozzo è la base, pensaci.
...la seconda volta che non...
Accidenti!
Calore. Lenzuola. Stanza.
Concentrati. Hai pensato ad un bioreattore che chiuda il ciclo biologico, un ecosistema in barattolo, molto scaltro, resta scaltro, resta furbo.
Non riesco a trovarli.
Non ora, non...adesso. Devo calcolare l'estensione ipotetica e determinare la quantità di energia necessaria a generare una pressione che si stabilizzi internamente sui 760 torr.
Se vuoi evitare la scorta...
Focalizza. Le entrate, le uscite, la struttura deve essere pressurizzata e molto resistente. Schermata, devo pensare agli schemi di un pozzo di Sanderson e ampliarla. La nave è l'asteroide, il pozzo è la base, pensaci.
...la seconda volta che non...
Accidenti!
lunedì 24 ottobre 2011
Fight or Flight
Per qualche motivo, sono il secondo in comando della Almost Home. Per qualche motivo vuol dire che non lo capirò mai questo motivo, probabilmente.
Quando ero in Guerra, ero un'anomalia. Non ero un soldato, ma neanche mi sforzavo per sembrarlo. Indisciplinato, sarebbe stata una bella descrizione se non fosse che ero efficiente. I soldati ritengono che ci siano solo due modi per fare le cose: alla loro maniera o nel modo sbagliato. Io ero il modo sbagliato che in qualche modo portava ai risultati giusti. Molto snervante.
Sono andato in Guerra perché volevo l'indipendenza del mio pianeta da un potere che una mattina si è svegliato e ha deciso di far suo tutto quello che riusciva a raggiungere con una carriola spaziale. La disciplina militare, le regole, non fanno per me e non è scritto da nessuna parte che debba essere diversamente.
Questo però vuol dire che, all'atto pratico, mentre Jack è una combattente con le...beh, lo è, anche se non le ha...io sono solo un meccanico. Non rispondo a regole ferree, non so neanche quali siano, io mi baso su un principio molto semplice. Fight or Flight. Comabatti o fuggi. Fuggi per tornare a combattere un'altra volta. In questa situazione, in questa...pazzesca situazione in cui ci stiamo cacciando...dobbiamo essere più furbi di loro. Almeno è la mia visione, ma so che non è una visione militare, non è quello che farebbe lei e quindi...come posso essere io la seconda anima di questa nave?
Forse il punto è proprio questo. Due anime, due facce di una medaglia. Fight or Flight.
Stesso scopo, due approcci.
O forse no, forse sto solo delirando.
Forse è quella roba che mi hanno buttato in vena, non ho la più pallida idea di cosa fosse e mi fa paura. E mi piace allo stesso tempo. Non ho mai corso così velocemente, non mi sono mai arrampicato con tanta facilità e non sono mai stato un tipo sedentario.
Mi hanno cambiato, mi hanno...cambiato dentro, io non ci capisco di...di queste cose, ma devono...avermi cambiato gli ingranaggi dentro, ecco. Ed è una cosa spaventosa, giusto? Lo è, quindi perché...perché è così...facile, così istintivo? Liberatorio quasi. Mi repelle e mi attrae allo stesso tempo e so che...che non se ne andrà mai via.
Nessuno dovrà mai saperlo. Nessuno. Ero agile già prima, con un po' di fortuna nessuno lo noterà. Con un po' di...nessuno deve saperlo. Nessuno capirebbe. Non lo capisco neanche io, che sono il...il mostro in questione.
John avrebbe paura a dormire nella stessa nave con un mostro genetico? A mangiare alla stessa tavola? Certo che ne avrebbe, anche Jack ne avrebbe, se non paura di sicuro ribrezzo. Abbastanza da buttarmi fuori dalla Almost Home e dall'equipaggio.
Devo stare calmo, ragionare sulle cose. Va tutto bene, nessuno lo sa e nessuno lo scoprirà mai.
Solo io...io lo saprò sempre.
Quando ero in Guerra, ero un'anomalia. Non ero un soldato, ma neanche mi sforzavo per sembrarlo. Indisciplinato, sarebbe stata una bella descrizione se non fosse che ero efficiente. I soldati ritengono che ci siano solo due modi per fare le cose: alla loro maniera o nel modo sbagliato. Io ero il modo sbagliato che in qualche modo portava ai risultati giusti. Molto snervante.
Sono andato in Guerra perché volevo l'indipendenza del mio pianeta da un potere che una mattina si è svegliato e ha deciso di far suo tutto quello che riusciva a raggiungere con una carriola spaziale. La disciplina militare, le regole, non fanno per me e non è scritto da nessuna parte che debba essere diversamente.
Questo però vuol dire che, all'atto pratico, mentre Jack è una combattente con le...beh, lo è, anche se non le ha...io sono solo un meccanico. Non rispondo a regole ferree, non so neanche quali siano, io mi baso su un principio molto semplice. Fight or Flight. Comabatti o fuggi. Fuggi per tornare a combattere un'altra volta. In questa situazione, in questa...pazzesca situazione in cui ci stiamo cacciando...dobbiamo essere più furbi di loro. Almeno è la mia visione, ma so che non è una visione militare, non è quello che farebbe lei e quindi...come posso essere io la seconda anima di questa nave?
Forse il punto è proprio questo. Due anime, due facce di una medaglia. Fight or Flight.
Stesso scopo, due approcci.
O forse no, forse sto solo delirando.
Forse è quella roba che mi hanno buttato in vena, non ho la più pallida idea di cosa fosse e mi fa paura. E mi piace allo stesso tempo. Non ho mai corso così velocemente, non mi sono mai arrampicato con tanta facilità e non sono mai stato un tipo sedentario.
Mi hanno cambiato, mi hanno...cambiato dentro, io non ci capisco di...di queste cose, ma devono...avermi cambiato gli ingranaggi dentro, ecco. Ed è una cosa spaventosa, giusto? Lo è, quindi perché...perché è così...facile, così istintivo? Liberatorio quasi. Mi repelle e mi attrae allo stesso tempo e so che...che non se ne andrà mai via.
Nessuno dovrà mai saperlo. Nessuno. Ero agile già prima, con un po' di fortuna nessuno lo noterà. Con un po' di...nessuno deve saperlo. Nessuno capirebbe. Non lo capisco neanche io, che sono il...il mostro in questione.
John avrebbe paura a dormire nella stessa nave con un mostro genetico? A mangiare alla stessa tavola? Certo che ne avrebbe, anche Jack ne avrebbe, se non paura di sicuro ribrezzo. Abbastanza da buttarmi fuori dalla Almost Home e dall'equipaggio.
Devo stare calmo, ragionare sulle cose. Va tutto bene, nessuno lo sa e nessuno lo scoprirà mai.
Solo io...io lo saprò sempre.
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